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" Il totalitarismo: il male politico del novecento"
(Prefazione di Raffaello Morelli al libro di Francesco Leonardo)

  
Il titolo di questo libro suscita un interesse che il suo testo soddisfa.
E' un serio contributo di analisi e di consapevolezza su cosa abbia significato il totalitarismo nel novecento. Ripercorre gli eventi mettendo in evidenza le interazioni dei principi politici nelle diverse condizioni sociali, così da poter utilizzare i dati risultanti negli approcci politici quotidiani. Fa questo in modo
non convenzionale, focalizzando l'attenzione sulla necessità politica del metodo liberale.
L'autore inizia definendo il totalitarismo una radicale contrapposizione alla prassi liberale, soprattutto nella completa negazione dell'individualismo. E, prendendo le mosse dai precedenti avvenimenti storici, sviluppa differenze e consonanze tra i due principali filoni del totalitarismo, il comunismo e il nazifascismo. Nemici tra loro (e con l'ulteriore distinzione tra
nazionalsocialismo e fascismo), ma con un evidente aspetto comune: il loro carattere utopico, seppur fondato su valori opposti, che si impernia sull'obiettivo di cancellare la libera diversità dell'individuo nella illusoria pretesa di esaudirne così i desideri e di risolverne i problemi.
Il libro riprende i punti di vista di molti importanti studiosi nelle varie tendenze in tutto il mondo, in particolare di Hannah Arendt, una.figura centrale sul tema. E muovendo dal confronto tra gli avvenimenti verificatisi e le prese di posizione della politica, dei cittadini e degli studiosi, mette in luce come il contrasto sul modo di meglio governare la convivenza si rinnovi di continuo eppure mantenga radici molto antiche. Verte sul ruolo che in proposito viene attribuito al cittadino.
Le varie concezioni succedutesi nei secoli, alcune anche di grande spessore nello spiegare il fenomeno del momento, di fatto ruotano intorno al come superare progressivamente la concezione platonica. Quella concezione che ha costituito la prima compiuta teorizzazione della visione utopica, e cioè il programma di comprendere il mondo reale con le idee elitarie, senza tener conto degli individui in carne ed ossa e del passare del tempo. Nei secoli molti avvenimenti hanno portato a rovesciare questa concezione.
Passo a passo si è arrivati a riconoscere il valore dei fatti sperimentali e quindi delta liberta individuale che li osserva e che, esercitando il senso critico, li valuta per vivere compenetrando di più l'effettiva natura del mondo (procedura assai distinta dall'immaginare, che è attività sempre utile e coinvolgente, ma slegata dai riscontri sperimentali, anche in prospettiva).
Sono processi lenti e, sempre frammisti alla abitudine invalsa durante i secoli di puntare su modelli definitivi fuori del tempo e perciò utopici.                      E anche quando venivano introdotte concezioni innovative del modo di pensare, come avvenne con Hegel e poi con Marx, in sostanza si proseguiva sulla vecchia linea del subordinare l'individuo cittadino all'utopia, o dello Stato o delle classi che si sarebbero sublimate nella società senza classi
Una linea che, nel novecento, ha portato all'esplosione totalitaria, di cui il libro tratta diffusamente sopratutto per quanto concerne le vicende tedesche.
All'epoca della forte presa totalitaria -ci ricorda il libro - le società liberali reagirono all'attacco in maniera dapprima timida ed insufficiente. E ciò avvenne sia perché non percepirono immediatamente la natura profonda dell'avversario, sia perché identificando la libera convivenza immaginabile con le istituzioni in essere, si preoccupavano di evitare ogni cambiamento invece di promuoverlo nella coerenza dei principi. Atteggiamento che era in
qualche modo influenzato dar clima politico di allora, dominato dall'adottare speranze palingenetiche (fondate sull'utopia) contrapposte ad un presente supposto immutabile per poterlo meglio rifiutare.
A conclusione di questo esame approfondito dei dati storici, il libro segnala che la scelta di affidarsi sempre più alla diversità individuale, ha consentito di migliorare a fondo il modo di convivere ognidove tra cittadini in società variegate e complesse
Peraltro, al tempo stesso opportunamente constata che la maggior libertà - proprio perché molto differente dall'antica concezione rigida e mirata all'utopia - se non si accompagna sempre ad un forte esercizio del senso critico rispetto ai fatti concreti di vita, finisce per dar più spazio al cercare le soddisfazioni individuali trascurando la realtà degli altri cittadini e a manifèstare urlando in pubblico le insoddisfazioni per le carenze pretendendo tutto dovuto.
Si pensa a protestare più che a risolvere le cause della protesta governando la convivenza. Cosicché, alla maggiore libertà del cittadino si accompagna il manifestarsi di una propensione pervasiva alla sfiducia in tutto ciò che ci circonda se confrontato con quello che si vorrebbe. Situazione che è terreno fertile per la tentazione di affidarsi alle promesse populiste e alla fede nell'utopia, due fattori che, oltre un certo limite, sono il prodromo del progetto  totalitario. In pratica, senza un impegno continuo e robusto per rinnovare via via i modi di indirizzare la convivenza su nuovi traguardi di livelli di vita del cittadino, la libertà propende a rinunciare a se stessa, quasi dimenticando quanto si é capito nel tempo e cioè che proprio nella liberta individuale sta la chiave effettiva del poter creare una migliore convivenza di fatto.
Sconfitti in guerra nazisti e fascisti ed imploso il marxismo realizzato per l'intrinseca debolezza (ironia dei fatti) proprio in terna di economia, la storia non è finita come preconizzato troppo frettolosamente e per sostanziale ignoranza della vita effettiva.
La libertà del cittadino si trova ancora oggi (e sempre si troverà) a fare i conti con la necessita di costruire nuove forme per applicarsi alle sfide dell'epoca nei diversi paesi, peraltro in un mondo più interconnesso di una volta e quindi ancor più soggetto a sommovimenti. Il che non contraddice l'efficacia della libertà individuale ai fini di una pacifica convivenza dei cittadini.
Al contrario, è una coerente presa di coscienza dell'effettivo funzionamento della libertà del cittadino: il tempo continua a scorrere ed è del tutto illusorio cercare soluzioni umane negando al tempo fisico la .funzione strutturale, che corrode sempre le istituzioni esistenti e molto di più quelle che cercano la rigidità dell'essere definitive. Ragionare senza tregua sulle condizioni della convivenza e configgere democraticamente per decidere il da farsi, è il cuore del metodo liberale per seguire il ritmo del tempo che passa.
Leggere questo libro spinge ognuno ad esercitare quel senso critico che di per se serve a indurre il cambiamento nella convivenza.
Cosa completamente diversa dal cercare di cambiare l'uomo sognando tutto e non facendo niente se non propalare quel sogno.
Nel mondo attuale si possono praticare, più nel concreto e con più rapidità, gli aggiustamenti nei rapporti e nelle condizioni di vita. E assai positivo ma anche più impegnativo, nel senso che, se si trascura questa opportunità, sarà assai più rapido il declino dell'ambiente civile. Serve oggi, più di una volta, praticare un atteggiamento costruttivo rispetto agli altri e alle regole che vogliamo darci per convivere. Perché la civiltà è una costruzioneumana, cosi come lo è la libertà individuale.
Esse vivono sperimentando le iniziative di tutti i cittadini nel mondo che li circonda.
Altrimenti, senza manutenzione continua, deperiscono e possono morire di indignazione e di utopie.
Riassumendo, questo libro è un tassello ed un approccio per praticare il metodo liberale. Serve a conoscere il totalitarismo per evitarlo meglio.
Cominciando dall'evitare una tendenza collaterale - non sottovalutabile da chi sostiene la libertà nel convivere - che ancora una volta si sta già verificando, ora negliStati Uniti.
Sta avvenendo che la tendenza ad esprimere la protesta in modo mediaticamente assai visibile ma vuoto di correttivi suggeriti (ad esempio la mobilitazione contro Wall Street), si sta trasformando nel giro di pochi mesi in propensione diffusa delle istituzioni a rendere più difficile a chiunque il manifestare per il manifestare, al chiedere tutto subito.
Chi vuole la libertà del cittadino diffida istintivamente dell'esaltato conformismo giornalistico che celebra gioioso gli eventi spettacolari senza contenuti. Però si oppone ad esso non con la restrizione degli spazi di libertà dei cittadini, bensì seguendo la strada del rafforzare in ogni cittadino la manutenzione e l'uso di senso critico e di consapevolezza: servono ad irrobustire la partecipazione nel decidere le scelte di vita nella convivenza.
Questo genere di partecipazione è tipicamente liberale.
E' ben differente dalla partecipazione rituale di massa degli egoismi individuali per adorare un'autorità civile o religiosa dispensatrice di privilegi, beni e servizi a suo piacimento. La partecipazione liberale serve a decidere come costruire la società in base alle scelte fatte davvero dai cittadini. Appunto perché siamo oggi quello che l'umanità è risuscita a produrre nei secoli, e saremo domani quanto avremo scelto di fare nel frattempo.
Come inventiva, come lavoro e come regole.

 

Il punto sulle elezioni europee


di Raffaello Morelli


Alle elezioni europee mancano sei settimane e ancora latita il dibattito su cosa dovrebbe fare il nuovo parlamento. In compenso sui mezzi di comunicazione vanno in onda una serie di spot che esprimono idee politiche passatiste.
Come scriviamo da tempo, il mondo attuale – di certo quello italiano ma anche quello europeo – è caratterizzato dal rifiuto dei cittadini del modo decennale di governare attuato da gruppi dirigenti ed elites. Attenti alle proprie convenienze e non al far funzionare meglio la convivenza nella libertà di individui diversi (nel rispetto del diritto a condizioni degne di società civili e a rapporti di scambio aperti nel manifestarsi e intraprendere). Ciò sia nella dimensione interna, italiana oppure europea, sia in quella internazionale (manca un progetto per affrontare le sfide di vario tipo che ci vengono dall’alleato americano, dall’incombente orso russo e dalla lontana Cina, per non parlare della questione epocale dei migranti). Loro continuano a dire di applicare la democrazia liberale, ma, allontanandosi dai cittadini, ne hanno tradito del tutto il senso.
In queste sei settimane è impensabile riuscire a mutare il panorama. Ma cerchiamo di comportarci da liberali. Innazitutto alle Europee i liberali vanno a votare. Lo fanno perché sono tra i costruttori dell’Europa fin dalla fondazione, e l’Europa non è un monumento burocratico bensì un collegarsi a passo a passo di paesi e cittadini diversi per migliorare nella libertà. Non v’è progetto più fecondo al mondo. Quindi non deve passare la disaffezione verso l’UE.
Andando a votare, cosa votano i liberali? Intanto chi non possono votare. Essenzialmente quattro tipologie. La sinistra che punta alle emozioni e al dover essere delle sue ricette socii economiche obsolete. In particolare il PD convalescente dal morbo renziano, che resta afflitto dal predicare il sole dell’avvenire senza proporre un concreto rilancio europeo e dall’attardarsi nel rimpiangere la restaurazione di un potere svanito. Un’altra tipologia è quella della galassia berlusconiana, la seconda vestale della restaurazione, che è ferma agli anni ’90 e propugna una conservazione di puro potere senza idee. Una terza tipologia, di fatto agevolata dall’agitarsi scomposto dei due restauratori, è la destra nelle varie forme, in specie quella sovranista, che vuole un’Europa smembrata negli stati componenti e nelle mani di capi forti autoreferenziali. La quarta tipologia è quella di chi in Italia è fautore del cambiamento, però non ha né la cultura né l’esperienza per costruirlo, tanto che in campo democratico rispolvera la volontà generale di Rousseau (due secoli e mezzo fa).
Allora, sopra la soglia del 1 o 2 % , non resta che il gruppo di +Europa , l’unico che dichiara di voler aderire, nel caso superi il 4%, al gruppo liberale dell’ALDE. E’ già qualcosa. Certo, non sarebbe male che qualcuno dei suoi esponenti, invece di affannarsi a rincorrere i restauratori, formulasse contenuti liberali su quello che dovrebbe fare il prossimo parlamento UE.