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Partito politico membro di diritto del Movimento Europeo - Italia


Riportiamo una nota giunta dal Movimento Europeo, riguardante la Dichiarazione adottata dalla Conferenza europea dei sindacati sull'epidemia da COVID-19 e sul piano di rilancio in vista del Consiglio europeo del 19 giugno e della mobilitazione nazionale dei sindacati del 18 giugno. Come Liberali, abbiamo delle riserve in ordine a dichiarazioni di principio che demonizzano l'imprenditoria e le liberalizzazioni. Non tutti gli imprenditori speculano sul lavoro e non tutte le liberalizzazioni sono da condannare, per non parlare delle libere professioni che costituiscono oggi più che mai l'unica alternativa alla crescente disoccupazione e che vengono considerate, viceversa, il lascia passare verso un arricchimento facile e privo di sacrifici. Si dimentica che in tanti, dopo avere assaporato le difficoltà insormontabili nell'esercizio quotidiano della professione di avvocato, ingegnere, architetto, geometra, consulente del lavoro e sopratutto commercialista, hanno deciso di abbandonare per la lotta impari da sostenere contro i costi della professione e contro una giungla legislativa che ingloba tutto lo scibile disarmando anche i più coraggiosi. Quella che viviamo, salvo eccezioni che riguardano ormai pochi casi, è una lotta fra poveri ed occorrerebbe, da tutte le parti, l'accettazione di una visione più moderna ed attuale delle problematiche connesse con il sistema produttivo. 

 

 Dichiarazione della CES sull'epidemia da COVID-19 e sul piano di rilancio

9 giugno 2020
La pandemia da COVID-19 e le sue conseguenze hanno messo a rischio il progetto europeo e la democrazia. Le misure di confinamento messe in campo dai governi europei per far fronte all'emergenza hanno generato conseguenze terribili in termini di recessione economica,
disoccupazione di massa, ostacoli alla libertà di movimento, deterioramento delle condizioni di lavoro e dei diritti, aumento delle disuguaglianze e dell'esclusione sociale.
Per la CES, la salute dei cittadini e dei lavoratori e la protezione dei posti di lavoro e dei diritti sono stati prioritari nella definizione delle misure di confinamento da parte delle istituzioni. La salute e la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori devono essere pienamente tutelate anche ora che queste
misure vengono allentate per far ripartire gradualmente le attività economiche.
Gli effetti della crisi finanziaria sui sistemi sanitari e sui servizi pubblici sono stati devastanti, a dimostrazione che i tagli e le privatizzazioni sono stati la ricetta sbagliata per il benessere delle persone e per la sicurezza delle nostre società. Le politiche di austerità, l'approccio neoliberale alle politiche fiscali, alla concorrenza e al commercio hanno portato a un calo drammatico degli
investimenti pubblici e privati: molti Stati membri non sono così stati in grado di fornire servizi sanitari adeguati alla popolazione e protezione ai lavoratori nei settori della sanità e dell'assistenza.
La reazione all'epidemia in termini di coordinamento da parte degli Stati membri dell'UE è arrivata molto tardi. Le misure di emergenza messe in atto per sostenere i lavoratori, i sistemi sanitari e le aziende colpite dalla crisi mostrano ancora gravi limiti: molti lavoratori e molte aziende sono
esclusi da queste misure, che spesso non sono adeguate, mentre in molti casi le risorse impiegate non sono ancora arrivate ai destinatari. Ciò va affrontato al più presto.
Inoltre, alcuni governi hanno usato l'epidemia come scusa per attaccare lo stato di diritto, i diritti umani, dei lavoratori e sindacali, in particolare la contrattazione collettiva. Questa situazione, insieme alla crescente emergenza economica e sociale, sta aumentando la disperazione e la rabbia
delle persone; le forze populiste e antieuropee di estrema destra colgono l'opportunità per riconquistare spazio politico.
Tornare alla normalità non è accettabile, se questo significa tornare alla situazione precedente. È necessaria una forte risposta europea per prevenire e contenere la recessione economica, la disoccupazione e la povertà e per ricostruire il progetto europeo e la democrazia. L'UE si trova a un
bivio: o fa un deciso cambiamento di direzione e si impegna a rispettare i suoi principi fondanti, oppure si troverà ad affrontare una crisi politica senza precedenti.
La CES ha esortato le istituzioni dell'UE e gli Stati membri ad avviare immediatamente una strategia di ripresa chiara, ambiziosa e coordinata. Chiediamo che la ripresa si fondi su un modello più sostenibile, inclusivo ed equo basato su un'economia sociale di mercato, che rispetti l'ambiente,
metta l'innovazione digitale al servizio delle persone, protegga l'economia europea, inneschi un massiccio stimolo fiscale per gli investimenti e per la creazione di posti di lavoro di qualità, assicuri un'equa distribuzione tra profitti e salari, siano protetti i lavoratori e i diritti sociali, i servizi
pubblici - in particolare l'assistenza sanitaria e l'istruzione e la formazione - siano ripristinati e rafforzati, sia garantita la protezione sociale universale.
Il piano di ripresa proposto dalla Commissione europea, che ha accolto e ampliato la proposta presentata da Francia e Germania e comprende molte richieste avanzate dalla CES, è un passo significativo nella giusta direzione.
La CES chiede che vengano messe a disposizione degli stati membri ingenti risorse per gli investimenti e che il denaro venga raccolto attraverso strumenti di debito comuni garantiti dalla Commissione europea attraverso l'aumento delle risorse proprie dell'UE, evitando così di creare ulteriore debito insostenibile nei paesi dell'UE.
La strategia di ripresa deve riparare i danni della crisi e costruire un nuovo modello economico e sociale basato sulla solidarietà, sulla convergenza economica e sociale e sulla coesione, rompendo finalmente con le politiche di austerità. La sospensione del Patto di stabilità ha consentito di
adottare misure di emergenza, ma solo una revisione radicale della governance economica e del sociale dell'UE e del processo del semestre potranno garantire una ripresa equa.
Gli investimenti per uscire dalla recessione devono contribuire agli impegni dell'UE per l'azione sul clima e la lotta alla disoccupazione, in particolare per i giovani, e queste devono essere condizioni generali per tutti i finanziamenti. I servizi pubblici, l'assistenza sanitaria e l'istruzione, i sistemi di
protezione sociale e le infrastrutture sociali devono essere fortemente sostenuti.
È importante aumentare le risorse proprie dell'UE, sulla base del Sistema europeo di scambio di quote di emissione, di un Meccanismo di Aggiustamento del Carbonio alla Frontiera e della tassazione sulle attività delle grandi imprese, compresa una nuova tassa digitale, una tassa sulle
plastiche non riciclate. La concorrenza fiscale sleale deve essere fermata tramite aliquote e cbasi minime di tassazione per le imprese e un rafforzamento del contrasto a paradisi fiscali, evasione, elusione e frode fiscale.
La CES si aspetta che la strategia di ripresa si concentri sulla giusta transizione a tutti i livelli, sul rafforzamento delle industrie e dei settori economici dell'UE, sul sostegno ai lavoratori colpiti da processi di insolvenza e di ristrutturazione, sulla riprogettazione delle catene di fornitura europee
per renderle più sostenibili, sul ripensamento della nostra competitività e sul rendere le nostre politiche commerciali più eque e inclusive, in particolare attraverso clausole sul lavoro negli accordi commerciali.
L'UE non deve dare denaro alle imprese senza esercitare un controllo sul loro comportamento. Il finanziamento del piano di ripresa deve essere condizionato alla creazione di posti di lavoro dignitosi, al pagamento delle tasse e al raggiungimento degli obiettivi climatici ispirati da transizioni giuste. È importante che le aziende che rifiutano di contrattare con i sindacati non
ricevano sovvenzioni, fondi o appalti pubblici.
La CES ha sempre chiesto che il rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali sia una delle condizioni per il finanziamento della ripresa, sottolineando la necessità che il lavoro, i diritti sindacali e sociali, il dialogo sociale e la democrazia economica e sul posto di lavoro, il pilastro
europeo dei diritti sociali e l'Agenda 2030 dell'ONU siano alla base di tutti i finanziamenti concessi.
E' inoltre molto importante che la Commissione Europea confermi tutte le iniziative che favoriscano una ripresa equa e socialmente sostenibile, aumentando al contempo il profilo della sua politica di vicinato, di sviluppo e di cooperazione internazionale, e rafforzando i suoi impegni per un Piano
d'azione per la democrazia europea e il rilancio della Conferenza sul futuro dell'Europa.
Nelle attuali circostanze straordinarie, la solidarietà è più che mai necessaria. Senza una strategia ambiziosa, condivisa da tutti gli Stati membri e guidata dall'UE in uno spirito comunitario, l'Europa non può avere successo.
Per questo motivo, la CES fa appello a tutti i governi affinché si assumano le loro responsabilità, superino le loro divisioni e si adoperino per una rapida approvazione e attuazione della strategia di ripresa, che non è sufficiente ma è urgentemente necessaria. I lavoratori e i cittadini europei hanno bisogno di aiuto e non possono aspettare più a lungo.
La CES, insieme alle organizzazioni affiliate, è pronta a contribuire ai piani nazionali e settoriali per rendere pienamente operativa la strategia di ripresa. Chiediamo un dialogo sociale efficace e il pieno coinvolgimento dei sindacati e delle parti sociali al più alto livello con le istituzioni dell'UE e i governi degli Stati membri.
È in gioco il futuro della democrazia, dell'economia e della coesione sociale europea. Il movimento sindacale in Europa ha sempre difeso il rafforzamento del progetto europeo promuovendo un'Unione Europea che protegga i suoi cittadini e i lavoratori. Il movimento sindacale europeo, che rappresenta tutti i lavoratori di tutti i paesi, è unito nel chiedere un'Europa più equa di solidarietà,diritti e giustizia sociale e ambientale

 

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conference on the Future of Europe: DRAFT COUNCIL POSITION

The European Council discussed the idea of a Conference on the Future of Europe starting in 2020 and ending in 2022 at its meeting held on 12 December 2019. Based on the European Council conclusions and the exchange of views held so far between the Member States and on their individual and joint contributions, the Council sets out the following position with a view to engaging with the European Parliament and the Commission

  1. AIM, CONTENT and scope of the Conference

      1. Building on existing experiences and frameworks, the Conference on the Future of Europe should be seen as an inclusive platform bringing together different voices engaging in a wide reflection and debate on the challenges Europe is facing and on its long-term future. It is an opportunity to highlight the democratic legitimacy of the European project as well as to uphold the EU citizens support for our common goals and values, by giving them further opportunities to express themselves.

      2. In line with the guidance of the European Council, the institutions should give priority to implementing the EU Strategic Agenda agreed in June 2019, and to delivering concrete results for the benefit of our citizens, also bearing in mind that the citizens dialogues and consultations already fed into the Strategic Agenda, which largely reflects their outcome. The Conference should also apply the "policy first" approach and provide inspiration for further development of our policies and instruments in the medium and long term so that we can better tackle current and future challenges (i.e. a vision of Europe in 10 to 20 years).

      3. The Conference should focus on topics that truly matter to our citizens, with long lasting impacts and wide outreach. In today’s world full of challenges, the expectations of our citizens are high and they deserve to be comprehensively addressed at EU level, contributing to a joint vision of the direction the EU should take in the next decade and beyond. Effective communication efforts will be essential in this regard. The Council welcomes the Commission's readiness to contribute to these efforts with various existing outreach tools.

      4. In order to make the discussions relevant to citizens, the content of the Conference should be centred around several key topics, wide enough to provide sufficient space for all participants to express their views, such as:

  • globalisation and other societal challenges (fair competition vs. fragmented spheres of regulation and economy; demographic challenges; migration and people movements);

  • sustainability issues (economic, environmental, social), including green transition and climate neutrality by 2050 (competitiveness; growth; regional impacts; equality and social justice);

  • innovation and digital transformation (generational divides; open competition vs. protectionism);

  • fundamental values, rights and freedoms (freedom of expression vs. disinformation; inclusivity vs. intolerance; public trust vs. distrust in institutions; transparency; the role of education and culture);

  • international role of the EU (interests and values; multilateralism; security and defence; border protection; EU external action).

In what will be a broad and open-ended process, other topics may be raised if deemed relevant for the future of Europe.

  1. GUIDING PRINCIPLES

      1. As the European Council underlined in its December 2019 conclusions, the process needs to be inclusive, with all Member States involved equally. There should be shared ownership by EU institutions and Member States, including their parliaments. Throughout the process and at all levels a large variety of different views and opinions - of EU institutions, Member States’ governments, national parliaments, citizens, civil society, academia and other stakeholders should be taken into account.

      2. The Conference should build on the successful holding of citizens’ dialogues and consultations over the past two years and foresee a broad debate with citizens in the course of the process. It needs to involve the Council, the European Parliament and the Commission, in full respect of the interinstitutional balance and their respective roles as defined in the Treaties.

      3. Our message of the vital role of our citizens and their active participation and contribution in framing our joint vision of Europe's future needs to be clear and strong, and is of utmost importance.

  1. Organisation and FUNCTIONING of the Conference

      1. The organisation of the Conference should be based on several key principles: 1) equality between the institutions at all levels, 2) respect for each institution's prerogatives, 3) effectiveness and avoidance of unnecessary bureaucracy.

      2. Participation should include MEPs, Member States’ and Commission representatives, national parliaments, as well as the Committee of the Regions (CoR) and the European Economic and Social Committee (EESC). The involvement of citizens and civil society in various fora needs to ensure a wide representation of different groups in our society, and especially of young people.

      3. Governance of the Conference should be lean and streamlined and should respect the main guiding principles listed above, while also taking into account the principle of subsidiarity. The Council, the Commission and the EP should participate on an equal footing in the structures of the Conference, also ensuring gender equality. National parliaments should be closely associated.

      4. The Council considers that the Conference could either be placed under the authority of an eminent and independent European personality, to act as its single chair and to be selected by mutual agreement of the three institutions; or be placed under the authority of a collegiate presidency constituted by the EP, the Commission and the Council on an equal footing. There should also be a steering group composed of representatives of each institution. The current and incoming COSAC rotating presidencies could be associated at least as observers to the steering group. Representatives of other bodies or groups participating in the Conference (notably CoR/EESC) may be invited by the steering group as observers, where appropriate. The Council will be represented by the Member States holding the rotating Presidency during the period covered by the work of the Conference1.

      5. A joint secretariat of limited size, with personnel from the EP, Commission and the General Secretariat of the Council could be envisaged, ensuring equality in numbers and gender.

      6. Building on the methods and results of the citizens’ dialogues and consultations, the Conference, with the assistance in particular of the Commission, the CoR and EESC as well as national parliaments should ensure proper involvement of citizens and stakeholders through debates in Member States, including at regional level, as well as through the internet/digital platforms.

      7. Activities could include: (i) main conferences/events (kick-off, mid-term and final) in Brussels or other location(s), e.g. in the country of the successive Council Presidencies; (ii) specific thematic conferences/events in Member States, to be organised together with the host Member State or region. Participation in all conferences/events should be open to representatives of all Member States, national parliaments, the EP and the Commission, as well as representatives of the CoR and EESC, aiming for a balance in representation. The participation of representatives from civil society and citizens should be actively sought and facilitated. Each Member State and institution can organise events, in line with their own national or institutional specificities when deciding on the format(s) of events, and make contributions to the Conference. The structures of the Conference will agree from the outset and on a consensual basis on the modalities for reporting on the outcomes of the various activities undertaken in the context of the Conference.

      8. The Conference could be launched on 9 May 2020, recognising the symbolism of Europe Day as well as marking of the 70th Anniversary of the Signing of the Schuman Declaration.

      9. The mandate for the Conference should take the form of a Joint Declaration by the Council, the EP and the Commission, reflecting shared views on content and process.

  1. Outcomes

      1. The outcome of the Conference should be reflected in a report to the European Council in 2022.

      2. In the light of the conclusions of the European Council, the EU institutions will decide on how to effectively follow up to this report, each within their own sphere of competence and in accordance with the Treaties.



1The Council Presidencies will act upon a mandate from the Council.